"Saperi, sapori, culture": un blog su cibo, culture e migrazioni nato nell'ambito del progetto "Con i miei occhi, con le mie mani, con le mie parole"

martedì 30 ottobre 2012

Saperi, sapori, culture / Laboratorio cucina mediterranea


Nella foto un momento del laboratorio/pranzo sulla cucina mediterranea che si è tenuto presso il Centro Zonarelli il 23 ottobre scorso, in occasione della visita al Centro di una delegazione di donne marocchine rappresentanti alcune delle organizzazioni rurali, prevalentemente femminili, da cui è composta la rete associativa che, coordinata da Sopra i Ponti, collabora con progetti di cooperazione decentrata per strutturare un circuito di turismo responsabile e valorizzare le produzioni del sapere tradizionale delle donne. L'incontro al Centro Zonarelli è stata una delle tappe del viaggio italiano della delegazione di donne marocchine. Giunte infatti in Italia per partecipare  al   Kuminda - per il diritto al cibo,  un festival di dieci giorni sul tema della sovranità alimentare che si è svolto a Parma, hanno poi  partecipato a vari micro-eventi in diverse città. Tra queste Nonantola ( dove hanno incontrato la consulta del volontariato,  il DES - distretto di economia solidale - di Modena e l'associazione di marocchini nonantolesi Al Wifak), Reggio Emilia (dove la delegazione ha incontrato il comune, l' UISP regionale e l'associazione di marocchini reggiani Centro d'incontro) e infine Torino dove hanno partecipato a Terra Madre, il grande evento internazionale di Slow Food. Il laboratorio/pranzo al Centro Zonarelli - al quale hanno partecipato, oltre alla delegazione, quindici persone di origine italiana, albanese e marocchina - ha avuto il fine di un confronto sulle affinità nell'alimentazione / gastronomia tra cucina marocchina e cucina mediterranea italiana,  l' utilizzo di alimenti naturali, la preparazione del pane marocchino,  del pesce e degli ortaggi.

mercoledì 17 ottobre 2012

Nieve en verano: Viaje hacia los orígenes del raspao


Sul tema delle "contaminazioni" tra diverse culture culinarie pubblichiamo un articolo di Lina Scarpati Nieve en verano: Viaje hacia los orígenes del raspao, originariamente pubblicato in Barranquilla Abierta. L'articolo  rintraccia la diffusione - a partire dai primi decenni del 1900 -  della "granizado" (granita) nella Costa Caraibica, grazie agli immigrati italiani che importano questa tradizione culinaria dall'Italia e particolarmente dalla Sicilia.

El termómetro apoyado sobre la pared del almacén de souvenirs en la localidad siciliana de Monreale (Sur de Italia), indicaba 39 grados a la sombra. Detrás del famoso “Duomo” o catedral de la ciudad, yace un amplio callejón donde el agobiante calor puede mitigarse degustando una “granita” (granizado) de fruta fresca, acompañándola con una piñita o pancito recién hornedado tipo “brioche” . La aglomeración de turistas y lugareños delante al camión de la granita pudo haberse verificado en cualquier calle barranquillera, en la mitad de un torpor embriagante...quizás detrás de un tradicional carrito de raspao.  Un episodio que remite inmediatamente al recuerdo de algunos ancianos de la colonia de inmigrantes italianos de Barranquilla, quienes aseguraban que la génesis del raspao era italiana y que probablemente su importación se concretó en la primera mitad del siglo XX, durante el boom de la imigración italiana en la Costa Caribe y en particular hacia Barranquilla. Los primeros carritos que llegaron a nuestra ciudad, quizas fueron traidos alrededor de ese período, una hipótesis que adquiere fuerza si consideramos que hacia el 1930, los “kioscos della grattachecca (en dialecto romano gratta(raspar) y checca (bloque de hielo) invadieron los parques, puentes y puestos a las orillas del río Tevere en Roma, con su hielo endulzado con jarabes de fruta artificiales. Segùn algunos archivos fotográficos, los carritos comenzaron a utilizarse en la venta del helado y los sorbetos de fruta en Europa y en particular en Italia a comienzos del 1900, dando cabida a la comercialización del raspado debido a la practicidad y bajos costos que este medio implicaba.

domenica 3 giugno 2012

Intervista a Nilanthi

Intervista a Nilanthi*

Il piatto principale della cucina dello Srilanka è indubbiamente il riso, inoltre la cucina dello Srilanka ha un'altra caratteristica: è molto piccante! I piatti della festa sono più ricchi, ma sono sempre a base di riso, accompagnato da verdure e carne.

Trasformazioni odierne

La cucina odierna è più semplice, questo soprattutto perché le donne alle quali tradizionalmente era affidato il compito di cucinare, oggi lavorano  quasi tutte fuori casa e dunque hanno molto meno tempo da dedicare alla cucina.

venerdì 25 maggio 2012

Saperi, sapori e culture / Laboratorio cucina dello SriLanka


Grazie a Nilhanthi, aiutata ai fornelli da Saman, nell'ultimo laboratorio del progetto Saperi, sapori e culture prima della pausa estiva, i partecipanti e le partecipanti sono stati trasportati tra gli odori e i sapori dello Srilanka. Come appetizer sono stati gustati i Pappadam, croccanti sfoglie di farina di ceci fritte. A seguire un delizioso riso integrale rosa cotto con lenticchie rosse e latte di cocco ed infine una piccante ma deliziosa insalata di cocco. Per realizzarla bisogna grattugiare la polpa della noce di cocco, riporla in un ciotola ed aggiungere delle piccole cipolle tagliate finissime, succo di limone, un po' di tonno essiccato (in piccolissimi pezzi) e una buona quantità di paprika.  Buon appetito!

giovedì 17 maggio 2012

Ricette cucina filippina : involtini

Gli involtini filippini sono stati tra le delizie culinarie preparate nel corso del laboratorio sulla cucina filippina dello scorso martedì 15 maggio. Ottimi al momento dell'aperitivo possono anche essere, come ci suggeriva Baby nel corso del laboratorio, preparati con largo anticipo e congelati (crudi) per poi essere scongelati e fritti al momento opportuno. Se volete cimentarvi nella loro preparazione ecco la ricetta: anzitutto mescolare in una ciotola mezzo chilo di carne di maiale e mezzo chilo di carne di vitello (macinata insieme), con due cucchiaiate di prezzemolo, 1 tazza di uvetta sultanina, 1 uovo grande, una carota sminuzzata, un po' di salsa di soya, sale e pepe. Tagliare a metà (ottenendo dei triangoli) la sfoglia da involtini (acquistabile in tutti i negozi di prodotti cinesi/asiatici con il nome di Spring Roll Pastry) e - aiutandosi con un cucchiaino - porre un po' del ripieno su ogni triangolo, avendo cura di dare allo stesso una forma allungata dello spessore e della lunghezza di un dito. Ripiegare sul rotolino di ripieno così ottenuto la pasta, poi ripiegare bene gli angoli e quindi avvolgere per bene fino alla punta facendo attenzione a sigillare bene inumidendo la superficie con un po' d'acqua. Quando tutti gli involtini sono pronti friggerli in abbondante olio di semi finché sono bruni. Buon appetito!

martedì 15 maggio 2012

Saperi, sapori e culture / Laboratorio cucina filippina


Il laboratorio dedicato alla cucina filippina, svoltosi come da programma questo pomeriggio al CentroInterculturale Zonarelli, è stato un tripudio di odori e sapori. Cuoca d'eccezzione Baby – che supportata dalle sue aiutanti – ha preparato una ricca cena che si è aperta con fragranti involtini filippini ai quali hanno fatto seguito due ricchi piatti tipici della tradizione culinaria filippina, i Panset (cioè spaghettini di riso con carne, gamberi e verdure) e l'Adobo, pollo cucinato con cipolle, pomodoro, aceto e salsa di soya e servito con un profumatissimo riso basmati. La cena è stata chiusa da dolcissime banane fritte e deliziosi dolcetti di farina e albume.

domenica 13 maggio 2012

Ricette cucina regionale italiana: Spaghetti alla chitarra

Gli Spaghetti alla chitarra, celebre piatto della cucina teramana poi diffusi in tutto l'Abruzzo e poi nel mondo, sono stati protagonisti - insieme a piatti della cucina peruviana - del laboratorio di Saperi, Sapori e Culture svoltosi presso il Centro Zonarelli il 10 maggio. Durante il laboratorio Fausto Amelii ci ha dapprima mostrato il funzionamento della chitarra-maccarunare, strumento in legno con corde ideata dai setacciari abruzzesi per rendere più facile alle massaie il taglio esatto degli spaghetti fatti in casa. Il primo prototipo risale al 1860, dopo l'introduzione in Italia del filo d'acciaio, diffuso dai tedeschi. L'attrezzo era chiamato in origine "carratore per pasta" (in dialetto "lu carrature") e con questo è citato in un documento notarile pescarese del 1871, tra i tanti oggetti facenti parte del corredo della sposa. Il nome "carratore" deriva dal francese carrer, che significa squadrare regolarmente, e gli è stato attribuito nel luogo di origine durante l'influenza linguistica transalpina sul dialetto abruzzese, protrattasi dal periodo angioino fino al periodo murattiano. Soltanto ai primi del Novecento il "carratore" cominciò ad essere chiamato "chitarra". Oggi comunque la chitarra-maccarunare è un poggetto che si continua a produrre solo ad uso e consumo dei turisti, poiché chi ancora prepara gli spaghetti in casa ricorre ad una più pratica macchina per pasta in acciaio, simile a quella che in Emilia-Romagna si adopera per fare le tagliatelle e la sfoglia. Rinviando all'intervista a Fausto Amelii per altre notizie su questo e altri piatti della cucina teramana, ecco la ricetta degli spaghetti alla chitarra: una volta realizzati gli spaghetti (con un impasto di farina, acqua e sale), si passa alla preparazione del sugo mettendo a cuocere la salsa di pomodoro in un soffritto di cipolla, carota  e sedano. Nel sugo ben caldo si pongono poi a cuocere delle polpettine preparate con carne macinata di manzo, parmigiano (anche se in origine veniva adoperato il pecorino), uova e noce moscata. Quando la carne è ben cotta si condiscono gli spaghetti con questo profumatissimo sugo con polpettine. Buon appetito!