"Saperi, sapori, culture": un blog su cibo, culture e migrazioni nato nell'ambito del progetto "Con i miei occhi, con le mie mani, con le mie parole"
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martedì 19 novembre 2013

Khabisa, miele d'uva e frutta secca

Da Nablus (Cisgiordania), una nuova ricetta di Fidaa Abu Hamdiyyeh pubblicata su Nena News. Si tratta della Khabisa,  un dolce stagionale di Hebron, semplice, facile da preparare, con variazioni nella preparazione e negli ingredienti in altre città' palestinesi e che val la pena di provare a fare approfittando degli ultimi grappoli d'uva. Le famiglie di Hebron in questa occasione preparano il dibs, e' un tipo di miele fatto riducendo sul fuoco il succo d'uva. In sostanza l'uva viene spremuta con un po' di hiwwar , un tipo di terra usato per togliere l'acidità'. Il dolce quindi si fa con il succo che rimane nel mosto.Gli ingredienti sono pochi: 1/2 bicchiere di semolino, 1 litro di succo d'uva e frutta secca: noci, pinoli, nocciole, pistacchi... etc, a piacere. Ecco il procedimento:
Fate bollire il succo, poi aggiungete il semolino e continuate a mescolare finché' si addensa. Aggiungete un pochino di frutta secca, mescolate, infine versate il composto in piccoli piatti e guarnite con della frutta secca

martedì 17 settembre 2013

Viaggia e Assaggia la Palestina / Travel and Taste Palestine

Questo video, segnalato dall' "attivista culturale palestinese e amante del cibo" Fida Abuhamdiya nel suo Scambio tra cibo e culture, mostra le foto scattate a Nablus nella primavera del 2013 da Silvia Vincitorio. Le foto - che mostrano alcune attività' gastronomiche nella città' vecchia che e' piena di piccoli laboratori soprattutto per i dolci -, rientrano nella campagna Travel and Taste Palestine, una campagna che,  come spiega la stessa Fida, è finalizzata a "diffondere la cultura culinaria palestinese, e farla conoscere a più gente possibile soprattutto a quelli che vengono a fare dei viaggi per conoscere la situazione politica. Tutto quello che gli si chiede e' di soffermarsi un po' sulla cucina di questo popolo, assaggiare i loro piatti pensando alla storia e alla cultura che ha portato questo piatto nelle case dei palestinesi, conoscere i cibi delle occasioni e provare a fare un piatto palestinese, utilizzando dei strumenti a volte sconosciuti nei propri paesi d'origine"

giovedì 15 dicembre 2011

La cucina palestinese / Intervento di Fida Abuhamdiya

“A nessuno al mondo verrebbe in mente di imbottire ogni tipo di verdure con il riso, fatta eccezione per gli abitanti di Gerusalemme: riempiono la zucca, le zucchine, le melanzane, i cetrioli, i pomodori, le patate, le foglie della verza e quelle della vite…. E per riempirle, rimuovono l’interno di tutte le verdure che superano la grandezza di un dito"

Liyanah Badr, Le stelle di Gerico

 

La cucina è la mia passione, tutta la cucina, esplorare le cultura di un popolo attraverso le sue pietanze mi appassiona e mi spinge a cercarle e provarle, la cucina anche era il motivo principale per venire in Italia otto anni fa, cioè imparare la cucina Italiana, e tra un motivo e l’altro mi sono fermata qui, ma ho sempre mantenuto le abitudini culinarie della Palestina, non solo perché è buona, ma perché la considero un’identità del mio popolo , un simbolo dell’esistenza dei palestinesi e il legame di essi con la terra e ciò che dà la terra,
L’occupazione israeliana ci ha portato via terra, acqua, gente, aria, dignità e altro, e dopo essersi impadroniti ingiustamente di tutto vogliono adesso rubare anche la nostra cultura e le nostre pietanze che hanno preparato le nostre nonne, bis nonne, mamme e noi; la mia generazione. Gli israeliani cucinano i nostri piatti ( falafel, humus, maalubeh, baba ghannug, ecc) e mettendoci sopra la loro bandiera e li presentano come se fossero parte di loro, della loro cultura.
La Palestina è la terra che mi ha cresciuta dandomi da mangiare il suo cibo frutto di quella terra. Quasi tutti i venerdì, come la maggior parte dei palestinesi ho mangiato il maalubeh, prima di andare a scuola mangiavo ziet wa zaatar, la merenda a scuola la facevo con un panino di falafel e durante il mese del Ramadan il mio dolce preferito era e lo è ancora, il Qatayef, quanto è buono.. dopo tutto questo, come faccio a non lottare per mantenere l’appartenenza di questi piatti ? L’unico modo per difendere la mia cucina è farla conoscere o ricordare; da questa mia determinazione è nata l’idea con il mio tutor Prof. Paolo Scarpi di fare la tesi di laurea sulla cucina palestinese, e a riordinare le idee e completare il lavoro Marianita de Ambrogio (la mia seconda madre) mi ha dato tutto. La scelta dell’argomento è stata una scelta politica, la mia forma di lotta contro l’occupazione, lotta-resistenza che continuo ancora a praticare dando informazioni sulla cucina palestinese attraverso il mio blog, Scambio tra cibo e culture.
Ritengo che espropriare un popolo della sua cucina storica sia un colpo definitivo per l’annientamento della sua identità.